Gay e figli: un’opportunità di crescita negata

gay family

Non sono un amante della vita notturna e non ho l’abitudine di frequentare i locali gay, ma ogni tanto mi capita d’andarci su invito di qualcuno o in qualche particolare occasione di festa.

L’ultima volta che ci sono stato, trascorrevo la serata con un amico. Eravamo seduti ad un tavolo a chiacchierare. Ad un certo momento si è allontanato per conversare al telefono con il nuovo fidanzato che vive lontano e che si sentiva un po’ trascurato. Così mi sono ritrovato per un po’ da solo ad osservare la gente attorno a me e a pensare.

In quei giorni avevo frettolosamente letto un articolo pubblicato su The Telegraph in cui un noto presentatore televisivo americano affermava che i gay sono più inclini ad abusare di droghe (dato statistico fornito da un’agenzia governativa) per due motivi: non hanno la responsabilità delle cure di una famiglia, cosa che li costringerebbe ad una maggiore disciplina; e, di conseguenza, hanno maggiore disponibilità monetaria per acquistare le sostanze stupefacenti. La sua opinione mi aveva colpito: offriva un’interessante spunto di riflessione, indipendentemente dal fatto che essa trovasse riscontro nella realtà (ci vorrebbe quantomeno una ricerca).

Quella sera nel locale erano presenti soprattutto giovani uomini di età compresa tra i 30 e i 40 anni: io rientravo esattamente in quel target. Ad un certo punto mi chiesi: dove sarebbero tutte queste persone se avessero una famiglia e dei figli cui badare? Certamente una buona percentuale non sarebbe qui o comunque non sarebbe qui tutte queste ore fino a tarda notte. Neppure io sarei qui probabilmente. Questo stile di vita (apparentemente) spensierato, allegro e libero dei gay (anche adulti), spesso orgogliosamente sbandierato come affermazione di una differenza, non è il risultato di una libera scelta: è quello che ci resta quando ci vengono tolte altre possibilità e altri modelli.

Come molti altri, sono convinto che parte dei mali che ci affliggono in quanto gay maschi dipendano dalla mancanza di accesso ai diritti, in particolar modo quello di formarsi una famiglia e di avere dei figli. Solitamente gli attivisti si trovano d’accordo con questa mia affermazione. Altri, invece, esprimono una visione differente: il “mondo gay” è un “puttanaio” in cui tutti pensano solo a scopare e anche chi è fidanzato  non rinuncia a farsi una scappatella col primo che capita. Quindi non sarebbe la questione della negazione dei diritti e di modelli di coppia/famiglia a distogliere i gay dalla costruzione di rapporti stabili, ma un’attitudine innata verso l’infedeltà e il sesso promiscuo.

Fedeltà e promiscuità sono questioni che andrebbero trattate entro una cornice differente da quella dei discorsi di senso comune: farne una questione di “dna” svilisce il senso della questione e, diciamo pure, togliere valore ad altre forme di relazione che non sono monogame e purtuttavia seguono delle regole consensuali (coppie aperte e poliamorose, ad esempio).

Sappiamo benissimo quanto sia difficile per una coppia omosessuale dare continuità ad un rapporto, per vari motivi oltre che per un’assenza di modelli e per la negazione di diritti. Andrebbe quantomeno sgombrato il campo da questioni invalidanti come paure, auto-giudizi e stress da discriminazione percepita (minority stress). Infine, mi sembra centrale la questione della generatività ovvero di un potenziale di procreazione che non può essere realizzato.

Dove finisce il potenziale generativo di una coppia se non confluisce nella possibilità di farsi una famiglia? Non credo che per essere famiglia occorra necessariamente generare dei figli, ma solamente una volta che questa possibilità verrà data, ciascuna coppia sarà veramente libera di rinunciavi, anche per progetti di altro tipo. Conosco coppie che si dedicano al volontariato, ad esempio nell’ambito della salute MSM (men who have sex with men), e all’affermazione dei diritti LGBT; una coppia di cari amici gestisce un bed & breakfast naturista il cui stile di accoglienza è decisamente unico per un servizio come questo. Sicuramente gli esempi di generatività sociale sono tanti.

In Italia siamo obbligati in quanto gay maschi a convogliare il nostro potenziale generativo verso altro che non sia la procreazione e la crescita dei figli. Vorrei tanto che questa fosse una libera scelta, non l’unica alternativa possibile. E, diciamo pure, che la procreazione non fosse solo il privilegio di chi se la può pagare o l’eredità di chi ha avuto figli da una precedente relazione eterosessuale. Non so se i maschi adulti che ho incontrato al bar sarebbero felici di ritrovarsi a casa ad addormentare i propri figli e a crollare sfiniti sul letto anziché farsi la serata fuori con gli amici: tuttavia penso che averne il diritto potrebbe convincere qualcuno a scegliere anche questa strada. Personalmente è un’esperienza che mi manca e che desidererei fare.

Massimo Modesti

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6 risposte a “Gay e figli: un’opportunità di crescita negata

  1. un post da brividi.
    Grazie

  2. Grazie per aver condiviso questa riflessione.

  3. Ciao Massimo, leggo con interesse. Condivido. Aspetto con ansia il prossimo.

    • Grazie cara Barbara, ho un lista di articoli in mente, ma sono un po’ pigro nello scrivere. Mi ci vuole la spinta giusta e la voglia di lavorarci sopra. Un abbraccio, aspetto i tuoi prossimi commenti!

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